lunedì 27 agosto 2012

Perchè Margherita è buona...

Avete presente quando da bambini  vi risultava difficile capire perché ogni volta che volevate un gelato, uno a caso, era sempre quello che mancava? Dal banco frigo dei bar, dalle vaschette traboccanti delle gelaterie, nei fornitissimi self service degli stabilimenti balneari...

Ricordo ore e ore di contemplazione del cartello Algida colmo di foto di gelati spaziali, fantasmagorici, pieni di suppellettili per bimbi bulimici, (liquirizia al posto del bastoncino, gomma da masticare che faceva da naso al gelato-pagliaccio, cono di cioccolata, smarties), per poi dover uccidere l'emozione della scelta con il "no" del gestore su cui avevo riversato tutto il mio entusiasmo.
Guardare il cartellone metallico, spesso scolorito e con macchie di ruggine agli angoli, con i prezzi originali e stampati,  coperti da piccoli adesivi bianchi, ricalcati a pennarello con cifre stragonfiate, era quasi più piacevole che mangiare il gelato stesso. Si fremeva dall'emozione di poter decidere cosa gustare ed era sempre, ogni volta, una questione di vita o di morte. Da piccoli era difficile pensare che dopo tanto faticoso decidere, qualcuno potesse dirci "No, non c'è".
Però accadeva. 
Quasi sempre. 
Perché i gelati belli e pieni di roba in più finivano subito, alcune volte non c'erano proprio, erano solo una foto sul cartellone.
E così nelle gelaterie.
Ma lì era molto più difficile capire.  Tipo: "bambina che ti preparo?"- "Vorrei fragola, pistacchio e panna?" - "La panna non ce l'ho" - "va bene allora  cioccolato pistacchio e panna?" - "La panna è finita" - "Mmmm! Uffa!  Allora nocciola pistacchio e doppia panna!" - "La panna, mi dispiace, la devo rifare, è finita". Una volta realizzato che era proprio l'ingrediente a cui tenevamo di più che non c'era, ci crollava il mondo addosso, arrivava una coltre di tristezza che durava tutto il pomeriggio, che faceva uscire la lacrimuccia di desolazione, come se il mondo si fosse accanito proprio sul nostro desideratissimo momento di piacere... perché il gelato doveva essere come lo si aveva pensato.
Era il nostro premio. E un premio che non c'è è un premio che pensiamo di non meritare.



 Da grandi si impara a capire che il gelato che mancava da bambini, era una prima, disperata, lezione di vita a cui poi si fa l'abitudine. Si fa l'abitudine alla delusione, al pensare che non tutto andrà come vorremmo e si parte già un po' con l'idea che aspettandoci che gli altri realizzino i nostri desideri, si rimanga spesso e volentieri, con la lacrimuccia dell'assenza appesa tra occhi e cuore.

Questa parentesi pessimista, scesa su questa pagina come nebbia, frutto di ferite antiche che pensavo chiuse al suo interno, si è riaperta all'improvviso, l'altra sera, quando la mia delusione di bambina senza doppia panna, si è riversata  su un banale momento di piacere.
Ma siccome l'episodio non è così tragico, anzi, quasi comico, non mi sembrava carino nei miei confronti, ridere di un mio dolore ancora vivo e allora ho buttato lì  questa cupa introduzione, contorno ad una storia almodovariana. 
Al posto del gelato c'era la pizza. La pizza. Ecco, è da Marzo e dico MARZO che non mangio una pizza.
50 grammi di pane a pranzo, 50 a cena da prima di Pasqua, fatta eccezione per il lunedì di Pasquetta e il mio compleanno, niente latticini, proteine pesate, 12 faticosissimi kg di grasso in meno!
L'altra sera, dopo aver lasciato almeeeeeno 200 calorie su un campo da calcetto, tra sudore dei 35 gradi che faceva fuori e metri macinati cercando di correre dietro al pallone, ho deciso di concedermi, meritatamente, il premio di una bella pizza con i miei compagni di squadra.
Aaaaah che soddisfazione! 
Magari senza mozzarella, magari senza la birra d'accompagno ma l'idea di una buona, gustosissima pizza con stracchino e salmone, viaggiava nei miei desideri come l'ospite d'onore di uno yatch di lusso sui mari caraibici, procurandomi un vago sorriso di piacere.
Mi sono seduta a tavola e, menu alla mano, ho cercato lo stracchino tra gli ingredienti.
Poi il salmone... c'era tutto.
Ho scelto e chiesto "Mi scusi, sarebbe possibile mettere nella pizza al salmone lo stracchino invece della mozzarella?" "Certo" ha risposto il solerte cameriere. Piacere in avvicinamento!

Arrivavano le altre pizze, quelle degli altri. La mia no. L'uomo addetto al trasporto guardandomi con aria sconsolata   mi ha detto "Mi dispiace ma il salmone l'abbiamo finito".
 Ho pensato che pazienza, potevo anche mangiare la pizza con stracchino, rucola e pomodori. Ospite di un catamarano al largo della Sardegna, faceva lo stesso. Gliel'ho riferito. Lui è andato via contento di non avermi procurato troppo dispiacere.
Tornato dopo 2 minuti mi ha detto"Mi scusi, lo stracchino non ce l'abbiamo, in realtà non l'abbiamo mai avuto". Come? Gli ho risposto. Ma se c'è scritto tra gli ingredienti della pizza sopra  quella che ho scelto?
"Ah sì?" mi ha risposto meravigliato come se gli avessi rivelato che in realtà il frigo che possiede a casa dove credeva di avere una birra, del latte scaduto, due buste di quattro salti in padella e qualche barattolo di roba ammuffita, contenesse piatti pronti come il forno di Salvo Montalbano.
 Sì, ho detto io a questo punto leggermente incazzata.
Mortificato ma neanche troppo perché in fondo lui, in barca non ci poteva andare comunque, mi ha chiesto cosa poteva metterci sopra e io ho deciso di cambiare totalmente pizza, ripiegando sulla mia seconda scelta "Provola e speck". Un altro "va bene lo stesso" mi sono detta, un'oretta di pedalò a Sabaudia.
Non erano passati due minuti che l'ambasciatore di tristi notizie è tornato da me dicendomi che "mi scusi, hanno spento il forno, la provola non si può mettere, che possiamo fare?".
A quel punto il pensiero di piacere viaggiava tra i miei desideri con un barcone dalla Tunisia sperando di sbarcare a Lampedusa ancora in vita.
Sarà stato lo spirito del dietologo che voleva levarmi dalle tentazioni!?
 Gli ho chiesto una pizza a crudo: "Non ha della rughetta, pomodoro e boh, della provola a crudo?" Amareggiato è tornato indietro. Notavo in lui un sottile ghigno di piacere, di quelli "famose du risate tanto questa nun ce torna più comunque".

Gli altri intanto mangiavano i loro pasti, esattamente quelli che avevano scelto. Passati altri due minuti  da lontano ho visto spuntare il corvo maledetto e ghignante senza la mia cazzo di  pizza. Impossibile! Mi ha chiesto se poteva cambiare la provola con del philadelphia.
Sembravo Kaori? Sembravo quel rincoglionito del nonno? Ma porca di quella putt...
NO!!!!! gli ho detto, se volevo un toast da fame tossica me lo facevo a casa, alle tre di notte, durante un inarrestabile attacco di bulimia a cui poi facevo seguire un sonno di sensi di colpa, non decidevo scientemente di sgarrare alla dieta pensando di meritarmi un premio!

I miei amici, Corrado compreso, non sapevano se consolarmi o riderci su. Nel dubbio hanno fatto tutte e due le cose.
Mi dicevano "Ora ti arriva del creme caramel" o "Aho, allora mettice quello che te pare e nun me lo chiede nemmeno!", "Vuoi un pezzo della mia?".
La rabbia delusa aveva ormai vinto.
Alla fine mi è arrivata una focaccia con rucola, pomodoro fresco e tre fette di prosciutto crudo, duro e salatissimo. L'ho mangiata, certo. Non poteva mica averla vinta lei e il cameriere portasfiga!
Per fortuna le chiacchiere con gli amici hanno alleviato il dolore, molto più dei carboidrati. 

Mi verrebbe da dire che a differenza di quando sei bambino in cui ogni dolore è solitario ed immenso, le delusioni da adulto le condividi, le smorzi con una risata ironica, passano pensando che ci sono cose peggiori, le recuperi rifacendoti su qualcos'altro.
Ieri sera, per esempio, mi sono mangiata quasi una confezione intera di stracchino col pane fatto da me. Ovviamente sono stata male tutta la notte ma mi sono levata la voglia di stracchino che avevo lasciato seduta al tavolo della pizzeria.
C'è una morale in tutto questo? No. O per lo meno io fatico a vederla.

Avevo scritto questo post prima di partire, venerdì 3 agosto per la precisione e non l'avevo pubblicato perchè non era finito. Oggi, rileggendolo, ho deciso di metterlo su perché ho trovato la morale che cercavo 20 giorni fa e che mi aveva impedito di dargli una degna conclusione.
Ecco la morale: se avessi saputo che durante le vacanze magnavo come ho magnato me sarei presa la pizza co' la 'nduja, le patatine fritte e pure la birra.

Buona lettura e buon rientro dalle Vacanze!!

La rediviva Cherribrescio :)

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